A Salerno la normalità si vive come un’eccezione. Un sms al patron: Martiniello non si tocca.

“Io penso positivo perchè son vivo, perchè son vivo”

Il ritornello se lo cantano e suonano da sole quelle persone, in verità la minoranza, che sembrano accontentarsi di quanto passa il convento, rimembrando ai cosiddetti “contestatori”, le sofferenze economiche del recente passato causative di due fallimenti in poco più di sei anni, complice le dissennatezze societarie.

Peccato, tuttavia, che gran parte di coloro che accettano senza capacità di critica qualunque operazione posta in esser dalla società granata, dimentichino l’assenza di un termine di paragone.

I due fallimenti, seppur dovuti a motivazioni differenti, nel 2005 e nel 2011, non possono esser assunti ad immunità e mera scriminante per tutti gli errori grossolani posti in essere in dodici mesi dal duo Lotito- Mezzaroma: le dissennate operazioni economiche che hanno contraddistinto “l’era” Lombardi nell’ultima tribolata gestione societaria, non possono e non devono costituire un modello fuorviante a cui far riferimento per osannare l’attuale amministrazione del club di via Allende.

Ragionando con “il piuttosto che”, alcuni a Salerno hanno etichettato mal  pensanti coloro che in fondo provavano a spiegare le contraddizioni emergenti da una gestione societaria compromissoria, fondata su equilibri labili, di cui la squadra è stata un perfetto specchio riflesso sul rettangolo verde.

La mediocrità che ha condizionato la stagione da poco passata agli archivi, ha costituito  il raccolto di quanto seminato a Giugno, ove la presunzione e la non conoscenza del campionato di Lega Pro l’hanno fatta da padrone.

Cancellare quanto era possibile fare e non è stato fatto, è esercizio sterile e pericoloso per il recente futuro: nè l’ingaggio del pur bravo Mario Somma, può rappresentare la panacea di tutti i mali, essendo la scelta ricaduta sull’allenatore pontino, effettuata solo a seguito del rifiuto neppure tanto velato di mister Toscano.

Piuttosto che evidenziare come per l’ennesima volta, alla stregua della passata stagione, la Salernitana abbia virato su un obiettivo tecnico secondario rispetto a quello prefiguratosi e non raggiunto, c’è chi ottimizza, accetta senza colpo ferire, qualunque tipo di soluzione, salvo poi risvegliarsi a Giugno, a cose fatte, confuso ed infelice.

La vera normalità, rappresentata dalla scelta di un tecnico, viene così fatta passare per evento straordinario, ineguagliabile: peccato, che ai più sfugga il vero atto di ordinaria amministrazione che il patron Lotito sta ponendo in essere sul “satellite” Salernitana in favore della casa madre.

In tal senso, il probabile trasferimento del giovane e promettente attaccante  Martiniello alla corte bianco-celeste,  suona come un campanello d’allarme, costituendo l’emblema della gestione societaria posta in essere in loco.

Svezzare le giovani promesse di casa granata, per poi alimentare il vivaio della squadra “principe”, salvo poi far effettuare inversione di marcia agli esuberi di “Formello”, è la vera anomalia, un fardello insostenibile per chi gestisce una società come la Salernitana, che per storia, ha tratto sempre profitto tecnico ed economico dal lavoro di anni concentrato sul settore giovanile.

Tale modus agendi è tipico di un’azienda che fa parte della produzione, in grado di lavorare in franchising per l’impresa principale, incapace per il presente ed il futuro di vivere di luce propria.

Altro che normalità, a Salerno ormai la somma al netto dei fatti oggettivi non costituisce più il totale…


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