I numeri dicono che la cura Gregucci, rispetto al metodo palliativo adottato dal corrispondente predecessore, Carlo Perrone, sta facendo effetto.
I risultati conseguiti dalla Salernitana fanno ben sperare per il futuro: il peggio è ormai alle spalle, ma attenzione ai cali di tensione.
La squadra granata, continua ad essere un cantiere aperto, ripristinato dopo sei mesi di astinenza e braccia conserte.
Mendicino e compagni sono costretti a fare tutto ed in fretta, sperando che l’ottimizzazione del tempo possa da sola bastare ad effettuare una rincorsa cominciata da ben 4 partite alle migliori posizioni possibili in chiave play-off.
Gregucci, complice una condizione fisica alquanto approssimativa, sta lavorando con lo staff per poter inserire nuova benzina nelle gambe, innalzando di fatto il baricentro della squadra, al fine di coprire quegli spazi che organicamente, molti dei componenti del rivoluzionato organico, non sarebbero in grado di occupare con costanza e lucidità mentale.
In attesa che la condizione cresca alla stregua della fiducia, il calendario ha dato una mano alla Salernitana, che eccezion fatta per l’Aquila, terza forza del campionato, ha affrontato squadre di basso profilo tecnico, ormai aventi la testa al prossimo campionato, non dovendo fare i conti con la classifica.
Viareggio, Barletta ed Ascoli, sono state delle tappe interlocutorie, non certo delle salite ripide, da affrontare nel momento in cui il motore deve ancora raggiungere il numero di giri utili per decollare.
Il rodaggio in campionato, nell’era Gregucci, s’è rivelato proficuo, grazie allo spessore tecnico povero delle contendenti.
Di fatto, tuttavia, il tecnico granata piace per la capacità di rivitalizzare giocatori del calibro di Mounard, Volpe e Foggia, che per un motivo o per l’altro avevano dato poco o nulla alla causa.
L’ex Lazio, seppur ancora non al top della forma fisica, è quanto mai presente, inserito in un contesto tattico che nella sua posizione naturale, a fronte di una condizione che cresce di partita in partita, comincia a far vedere sprazzi di una classe mai messa in discussione, ma clamorosamente tenuta nascosta al pubblico dell’Arechi.
Fin qui niente da eccepire, ma la vera propria del nove, il vero esame che darà un senso ai complementari fin qui superati a pieni voti dalla “Gregucci band” giunge nel momento giusto, al cospetto del Benevento dell’ex Fabio Brini.
La squadra di patron Vigorito, rinforzatasi nel mercato di riparazione con gli ingaggi di Negro, DiCuonzo, Davì e Melara su tutti, sia in campionato che nella post season rappresenterà un ostacolo duro da superare.
La bella prestazione offerta da Evacuo e compagni al cospetto del Perugia, fa alzare le antenne a Gregucci, che prima dovrà dedicarsi anima e corpo alla semifinale con il Grosseto, altra Toscana posizionatasi sul cammino della rimonta granata.
Superare con successo questi due scogli, rappresenterebbe la prova provata che, indipendentemente dal margine di difficoltà piuttosto basso delle ultime gare, la Salernitana si sia davvero ridesta dal torpore.