Il cartellino rosso sventolato dal direttore di gara, per un epiteto di troppo speditogli a mezzo voce, senza pensarci su due volte, costò all’ex esterno di Lazio, Cagliari ed Ascoli, ben due giornate di squalifica.
La Salernitana di Perrone, nonostante la doppia inferiorità numerica, in Calabria riuscì ugualmente a pareggiare sul filo di lana, grazie al colpo di testa tanto bello quanto vincente di Mendicino.
Quanto descritto, fa parte di un altro capitolo, uno dei tanti tra le pagine chiaro-scure di un libro, quello d’inizio campionato che ha contraddistinto la storia dei primi sei mesi ondivaghi: dall’avvento di Gregucci in Salerno, tuttavia, le cose sono cambiate e non solo in termini di risultati.
Pasquale Foggia è diventato, da elemento abulico ed irriconoscibile, tutt’altro calciatore rispetto al recente passato: liberato da ragnatele tattiche, spostato sull’esterno, soggetto ad un intenso lavoro aerobico, il “furetto granata” ha trovato la sua giusta collocazione tattica, offrendo finalmente il proprio contributo in termini di qualità e quantità.
Rispetto alle due precedenti gestioni tecniche, Foggia, è riuscito ad interrompere il trend di pali consecutivi, sbloccandosi in quel di Viareggio, grazie alla rete siglata su calcio di rigore, assunta a mera liberazione da un incubo interminabile.
Il “peperino” granata, scrollandosi da dosso il peso del proprio cognome, rompendo il ghiaccio con la piazza, che ne apprezza la nuova verve, in attesa di visionare i veri colpi in dotazione organica nell’importante ed ineguagliabile bagaglio tecnico, ora vuole interrompere il digiuno di reti dinnanzi al pubblico amico:l’occasione giusta capita nel momento opportuno, al cospetto di una squadra che da ben sei giornate mantiene la porta inviolata.
Serve un guizzo, una magia:Foggia ci spera e con lui la torcida granata, perchè ora come non mai, il fattore Arechi sarà determinante al fine di conseguire il miglior piazzamento nella griglia dei “benedetti-maledetti” play off.