Dove vuole arrivare, cosa spera di ottenere patron Lotito, giunto a Salerno in pompa magna, ma avente ancora da sollevare eccezioni nei confronti di un’amministrazione comunale protesa ad “agevolare”, pur trattandosi di strutture pubbliche, il privato al fine di incentivarne-si spera- investimenti consoni alla realizzazione di un progetto sportivo?
Cosa dovrebbe fare di più, la giunta comunale del primo cittadino di Salerno, Vincenzo De Luca, per favorire la Salernitana: allestire con i fondi pubblici la squadra?
Lo sfogo di patron Lotito sul quotidiano “La città” oggi in edicola è davvero fuori dalla “grazia di Dio”: parole gettate al vento, “minacce” di ammutinamento, all’ordine del giorno, scaramucce dettate dal “pericolo” che l’amministrazione comunale venga meno ai patti sanciti con la società di via Allende mediante la stipula della Convenzione d’uso dello Stadio Arechi.
Il patron fa valere il principio del “pacta servanda sunt” secondo le proprie convenienze, sventolando ai quattro venti l’uso esclusivo spettante alla Salernitana dello Stadio Arechi, contro ogni desiderata dello stesso ente comunale di apportare delle deroghe alla stessa, al fine di mettere a disposizione l’impianto di via Allende alle altre società calcistiche del panorama salernitano.
Ipotesi peregrina, alquanto remota, che tuttavia basta a fare andare su tutte le furie Lotito: ” se il comune vuole derogare dagli accordi assunti ce lo dica-ha tuonato il comproprietario del club- in tal caso andremo subito via. Il progetto sportivo ? abbiamo investito da tre anni a questa parte, riportando la squadre nel professionismo. Le partite sono state perse per colpa di un terreno da gioco impraticabile”
Claudio Lotito ai solleciti del primo cittadino di allestire una squadra all’altezza delle aspettative, ha risposto, rivendicando la paternità delle scelte, rivelatesi non proficue, complice a suo dire le condizioni del terreno dell’Arechi( ad horas oggetto di rifacimento a spese della società granata) ed il fattore dell’imponderabile “nel calcio-si legge sulle colonne de La Città- non funziona come le bocce, dove chi si avvicina di più all’obiettivo vince. Conta chi raggiunge il risultato, condizionato da fattori imponderabili”.
Il co-patron lamenta dunque un comportamento scorretto da parte dell’amministrazione comunale, deciso a far valere il patto sancito per iscritto con la stessa, funzionale ad ottenere in esclusiva la gestione dello Stadio Arechi.
Il punto, tuttavia è un altro: Lotito è già riuscito ad ottenere quanto le precedenti società calcistiche hanno a lungo desiderato nelle precedenti ed indimenticabili stagioni agonistiche.
Si pensi alla Salernitana di Aliberti, costretta ad effettuare il pellegrinaggio sui campi della provincia, pur essendo l’unica ad aver regalato le migliori soddisfazioni sportive al popolo di fede granata.
Lo stesso patron di San Giuseppe Vesuviano, fu costretto ad investire in quel di Giffoni Valle Piana al fine di porre in essere, in proiezione futuristica una struttura sportiva degna di tal nome.
Ed ancora, la stessa convenzione dello stadio Arechi, oggetto del contendere, è stata sottoscritta dall’amministratore unico Corradi (non da Lotito, si badi bene) per una modica cifra, con percentuali minime di aumento del corrispettivo dovuto all’ente comunale, solo in caso di promozione.
Dulcis in fundo, il capitolo relativo al campo “Volpe”, realizzato a differenza dei piani sanciti tra le parti, a spese dell’amministrazione Comunale, costretta ad attingere al credito sportivo, ad indebitarsi ulteriormente, sottraendo alla comunità l’erogazione di servizi di maggiore utilità pubblica, pur di assicurare un “tetto” alla Salernitana.
Eppure, dopo aver collezionato due successi consecutivi in campionati dilettantistici, questa società continua a cullarsi sugli allori, difendendo a spada tratta delle scelte di insana programmazione e gestione che hanno contraddistinto la mediocre stagione passata agli archivi.
E se i patti vanno rispettati, giova ricordare al co-patron che al momento dell’aggiudicazione del bando per l’assegnazione del titolo sportivo in serie D, alla base del passaggio di consegne, sussisteva l’impegno a porre in essere un progetto duraturo, solido ed ambizioso.
Queste prerogative, nell’ultimo anno sono venute clamorosamente meno: la società naviga a vista, proponendo progetti triennali low cost, affidandosi in tal caso all’imponderabile, senza fornire al momento delle certezze sulle reali ambizioni di promozione della piazza in cadetteria.
Eppure, in quel famoso bando di assegnazione dell’allora “Salerno Calcio”, alla porta di “Palazzo di città” c’era la fila per assicurarsi la creatura ancora in fasce: senza Lotito- qualcuno dovrebbe ricordarlo al patron- il pallone a Salerno sarebbe continuato a rotolare, forse anche più spedito.
La cantilena tediosa del “sappiamo,facciamo, programmiamo” ha stancato un pò tutti.
Ed a proposito della politica del “dare”: la comunità con le presenze massicce allo stadio e le agevolazioni nell’uso delle poche impiantistiche presenti sul territorio, ha già fatto l’impossibile, ora tocca a Lotito rispettare i patti, dare un segnale di presenza.
Nessuno ha imposto con la forza al patron di sbarcare sul litorale salernitano: troppo comodo dopo aver preteso e ricevuto, sparare a zero, paventando l’uscita dalla porta principale.
I commensali hanno bandito la tavola, deliziato l’ospite con pietanze succulenti: ora il patron, volente o nolente deve passare alla cassa…