Giornata no di Gregucci. Le scelte iniziali di formazione e le sostituzioni non convincono. Catanzaro:il bunker anni 70 paga ancora…

Pomeriggio nero  all’Arechi: al cospetto di una squadra, dedita esclusivamente alla fase difensiva, la formazione  di Gregucci ha dimostrato tutte le proprie lacune acuite dalla leggerezza dell’essere in zona goal.

Complice l’assenza di Ginestra, la Salernitana manca allo stato attuale, di una punta in grado di capitalizzare ogni minima occasione da rete in area di rigore.

L’unica, limpida e cristallina, in 90 e passa minuti di gioco con il Catanzaro,  è capitata sui piedi di Ettore Mendicino, sfortunato nel trovare dinnanzi a se un portiere in stato di grazia, capace di chiudergli l’unico angolo di tiro possibile.

La gara con i calabresi, ha premiato l’ostruzionismo ad oltranza e reiterato della formazione di Brevi, squadra capace di difendersi con dieci uomini dietro la linea della palla, senza quasi mai andare in affanno.

Le scelte di Gregucci sia in chiave formazione che in corso d’opera, non hanno convinto. L’impiego fin dall’inizio di Fofana, l’esclusione di Gustavo in favore di Volpe, posto in una posizione ibrida, sull’esterno sinistro, hanno di fatto favorito la squadra calabrese, il cui atteggiamento passivo, è stato tuttavia premiato dall’iniquità della conduzione di gara, nella distribuzione dei cartellini gialli che se applicati a dovere, avrebbero costretto le aquile a giocare con un uomo in meno per gran parte della ripresa.

La fase offensiva della Salernitana, ha risentito sulla corsia di sinistra dell’incapacità di Piva e Volpe manifestata nel creare la superiorità numerica per allargare le maglie difensive ospiti.

Sulla destra, invece, Scalise ha confermato di non attraversare un ottimo momento di forma, con Foggia dedito a tagliare troppo dall’esterno verso il centro, calibrando dalla trequarti palloni invitanti per i difensori arcigni della difesa ospite.

E se la scelta iniziale, protesa a sfruttare il massimo potenziale offensivo con Fofanà e Mendicino supportati da Foggia, non ha convinto, ancor di più ha destatoperplessità,  la sostituzione dell’attaccante francese con Gustavo, totalmente impalpabile nell’ultimo scorcio di gara.

L’uscita di Fofana, la cui prestazione non è stata eccezionale, ha tuttavia tolto peso e centimetri all’attacco granata, riposto tutto sulle spalle di Mendicino, favorendone l’isolamento in attacco con la difesa del Catanzaro che, eccezion fatta per l’occasione in contropiede di Mounard, non ha avuto più alcuna difficoltà a lasciare che il cronometro scorresse via senza alcun patema.

Il Catanzaro, squadra arcigna e solida, ha praticato un calcio anni 70, retto sulla solidità difensiva e la copertura maniacale degli spazzi, la Salernitana, invece, s’e’ giocata male fin dall’inizio le proprie chance, dimostrando una certa incapacità nel capitalizzare al cospetto di tali squadre, le poche occasioni da rete prodotte.

Mancava, al gong della campagna trasferimenti un difensore in alternativa al duo Bianchi-Tuia, ed allo stato attuale tale carenza è, alla luce dell’infortunio subito dal difensore granata, ancor di più evidenziata dalle necessità del momento.

Mancava e manca ancora un attaccante rapace d’area di rigore, in grado di assicurare presenza e pericolosità nel cuore della difesa avversaria:in tal caso, l’infortunio di Ginestra sta diventando un’enigma, difficilmente risolvibile.

Di certo, con il pareggio di ieri pomeriggio e la contemporanea vittoria dell’Aquila a Benevento, le chance di aggancio della quinta posizione in classifica generale, si assottigliano sempre di più.

La Salernitana, al momento, per raggiungere la migliore posizione occupata da l’Aquila e Catanzaro, dovrebbe fare la corsa su due squadre, tenendo ben presente gli scontri diretti che con entrambe le formazioni non arridono  alla squadra di Gregucci.

Logico, dunque, concentrarsi sul Pisa, sesta forza del campionato ed attesa tra due settimane all’Arechi, tenendo sempre presente i risultati delle dirette concorrenti alle proprie spalle.

Ci sarà da soffrire per la conquista dei play-off, senza dimenticare l’impegno in  Coppa Italia, che tuttavia costituisce un obiettivo, se raggiunto, ascrivibile all’onore dei calciatori granata, ma non può e non dovrà costituire la panacea di tutti i mali, l’antidoto in grado di curare il malessere atavico da cui questa squadra è affetta patologicamente dall’inizio del campionato.


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