La Salernitana a Lecce, nonostante gli episodi favorevoli ed un pizzico di fortuna in occasione dell’unica palla goal “costruita” e realizzata sugli sviluppi di calcio d’angolo, ha dimostrato di non possedere neppure quei requisiti fondamentali in termini difensivi, per meritare quel pizzico di buona sorte, che in altre circostanze avrebbe fatto uscire comodamente la conclusione di Bogliacino dallo specchio della porta.
Passiva, rinunciataria, sempre sottoposta alla mercè degli avversari, incapace di soffrire con spirito di gruppo, la squadra granata, nonostante la netta superiorità dell’avversario, avrebbe dovuto ottimizzare quel gol così tanto a fatica insaccato alle spalle di Petrachi.
La rete di Perpetuini, che poteva rappresentare il segnale che qualcosa stava per cambiare, liberando Montervino e compagni da tensioni e paure, paradossalmente ha galvanizzato il Lecce, volenteroso di rimontare, nonostante l’infortunio del suo uomo più rappresentativo- Miccoli- ed una serie di errori sotto porta imperdonabili.
La Salernitana, fatto centro, ha avuto ancora più paura dell’avversario, come se fosse inconsciamente consapevole di aver soltanto svegliato il “gigante”, chiudendosi dietro l’angolino, nella speranza di non cadere k.o. al termine del match.
La fortuna, quella che aveva contraddistinto la rete del momentaneo vantaggio, la Salernitana che squadra ancora non è, al di là dei grossi limiti tecnico-tattici, ha mostrato di non meritarsela in occasione dell’unica palla in contropiede capitata sui piedi di Foggia, che in altri tempi, avrebbe avuto la forza di superare l’avversario e presentarsi da solo al cospetto dell’estremo difensore.
Altri tempi, altra storia, quella che non può e non basta che venga ricordata dall’almanacco dei giocatori in organico.
Si dirà:squadra troppo vecchia quella granata, eppure il Lecce non è da meno, avendo tuttavia un’identità tattica, delle idee e tanta qualità al servizio di Lerda.
La Salernitana, da Sanderra a Perrone ha se è possibile, peggiorato il proprio rendimento, subendo una forte involuzione a partire dalla sconfitta interna con il Prato, dopo una serie di sali e scendi pericolosi.
E non si dia la colpa a Perrone:è vero la sostituzione di Montervino con Siniscalchi, ha spezzato l’unica catena che funzionava, quella di destra, lasciando spazio e campo agli avversari.Di fatto, anche con il capitano sull’out destro, la Salernitana ha dimostrato di non esser in grado di difendersi con ordine e raziocinio, adoperando quel fraseggio che è fondamentale per far respirare la squadra, lasciando troppo isolato Guazzo in avanti.
Perrone, che Riccardo Cuor di leone non è, con tale mossa tecnica, ha lanciato l’ennesimo segnale di insofferenza alla società, risultando essere nulla di più e nulla di meno, del tecnico detentore di record in seconda Divisione, alla guida di uno squadrone.
I campionati passano, i giocatori ed i livelli si diversificano di categoria in categoria.La società granata, questo non l’ha mai capito e continua a far orecchie da mercante, non provvedendo ad effettuare quei 4-5 acquisti di qualità per dare un senso alla stagione.
E’ proprio questo il punto:il nono posto,obiettivo stagionale per non annoverare questa stagione come inutile e mortificante, per questa squadra è una chimera.
La società, ci chiediamo, ha voglia e spazio per riparare ai danni dalla stessa, reiteratamente cagionati, investendo per il presente ed il futuro, in modo razionale a Salerno?
Di tempo, seppur contato, ce n’e’ ancora, ma spetta solo a Lotito far capire con inequivocabili segnali, che a differenza di quanto dice oggi la classifica, non è ancora finita..