L’EDITORIALE DEL DIRETTORE: Tutti a casa! Squadra e società indecorose.Se questa è la “solida realtà”….

Il vaso è colmo, rispetto alla Salernitana, quello di Pandora è un cimelio limpido e cristallino.

Il campionato-farsa, disputato fin qui dalla Salernitana  è da gettare a mare  alla stregua dei progetti e delle solide realtà del padre-padrone.

La gara con il Pontedera è un oltraggio al calcio, la partita tragicomica dell’anno per eccellenza, con attori di secondo piano, ingaggiati per prendere parte, loro malgrado, ad un teatro di prestigio, deturpato nella sua dignità da battute al vetriolo e promesse da marinaio:di questi tempi, Claudio Lotito, forte del dominio incontrastato dei granata nel torneo da bar della Seconda Divisione, con fare dittatoriale, non perdeva tempo a bacchettare la tifoseria, vincolando le presenze allo stadio ad un “progetto” vincente ed ambizioso.

La risposta, già soddisfacente in Seconda Divisione, i tifosi della Salernitana l’hanno fornita quest’anno, sottoscrivendo 5.000 tessere “fedeltà”,  per vedersi spettatori di un capolavoro dell’Horror proiettato ogni “Santa Domenica” sul rettangolo da gioco.

Il patron della Salernitana, incurante della fede e della passione nutrita in seno alla squadra dalla sua gente, ha di fatto preso in giro un’intera comunità, vendendo una “cinquecento” per una “ferrari“:all’uopo sarebbe opportuno che le vittime di tale colossale truffa, risolvano il contratto stipulato attraverso la sottoscrizione dell’abbonamento, con tanto di risarcimento danni materiali e morali, subiti per la mera sussunzione dei propri sensi alle storture tecnico-tattiche di allenatori e  “calciatori” che rappresentano un’offesa alle competenze calcistiche di una squadra che per pedigree, in terza divisione, ha sempre lottato per il primato e la promozione.

Claudio Lotito, ha sbagliato due volte: in primis, non allestendo una formazione all’altezza del campionato, propinando i fichi secchi per frutti prelibati ed in secundis, continuando ad ergere un muro invalicabile con la tifoseria,  rinfacciando storia, tradizione e quanto di buono fatto in due anni di gestione, in qualità di messia venuto su di una terra dispersa e neofita del calcio.

L’errore marchiano di questa società e’ rappresentato dall’incapacità di comprendere le caratteristiche peculiari dell’ambiente esterno nel quale opera h.24, esclusivamente via cavo.

Non basta,  nè basterà l’avvento di Fabiani, l’ingaggio di calciatori ultra-trentenni( di fatto bocciati dal tecnico Perrone), pronti a svernare nel primo luogo utile a collezionare l’ultimo ingaggio stagionale, nè la prosopopea che regna sovrana in Villa San Sebastiano, per riparare ad effetti catastrofici.

La stagione per come prefigurata dalla società del duo Lotito-Mezzaroma, è stata  saltata a piè pari dalla società, ma non  lascerà quanto meno strascichi da un punto di vista sportivo, dato il blocco delle retrocessioni, che in caso contrario, avrebbe visto di sicuro questa “sporca dozzina ” protagonista.

L’uno- due inflitto in cinque minuti da un modesto Pontedera versione Real Madrid e l’autorete di Siniscalchi(l’emblema in negativo di questa stagione), l’imbarazzo difensivo insopportabile della squadra, a cui si aggiunge un Perrone ormai fuori da ogni realtà, schiavo di un’incoerenza di fondo, che ha indotto il tecnico granata  a firmare a campionato in corso, dopo aver abbandonato la nave  possono essere cancellati solo con un colpo di spugna, facendo tabula rasa del nulla che ha contraddistinto i cinque mesi più inutili della storia granata.

L’intero staff tecnico e perchè no, societario, dovrebbe dimettersi ad horas, dando un segnale forte, l’unico possibile ad una città stanca di dover dimostrare qualcosa ad un padre-padrone che predica bene e razzola male.

I dieci mila dell’Arechi per assistere alle farse perpetuatisi contro Paganese, Viareggio, Pontedera, Aquila, ingoiando ogni “santa Domenica” per il bene della patria, il classico boccone amaro, meritano rispetto.

Claudio Lotito si decida ad informare l’opinione pubblica sulle proprie reali intenzioni e per una volta mantenesse fede alla parola data.

E’ giunta l’ora di passare dalle parole ai fatti: se davvero la società non aspetta altro che appigliarsi all’ennesima scusa per tagliare la corda, che lo faccia: Che se ne vadano tutti a casa, Salerno, pur vivendo come tutte le città meridionali  di passione calcistica, non ci risulta, essendo da tempo insediati sul territorio, che abbia bisogno di esser presa a calci per assistere ad uno spettacolo indecoroso.

Il treno che all’andata ha trasportato i giocatori in quel di Pontedera al solo fine di  di timbrare il cartellino, che faccia pure capolinea nella capitale: Attenzione il segnale s’e’ interrotto, le “solide realtà” si sono tramutate in un castello di sabbia, crollato clamorosamente al sentore del più piccolo ed impercettibile sciame sismico.

I danni sono stati perpetuati, ora lasciate che Salerno ricomponga i pezzi e provi a ripartire per difendere il diritto sacrosanto alla dignità calcistica:caro Lotito, anche la Salernitana ha ambizioni e merita di vivere più di sogni che delle sue fantomatiche solide realtà”


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