Lotito e le prese di posizione sugli accrediti….. Dalla sala stampa, escluso un giornalista per “differenze” di pensiero.

“Ciascuno è libero di professare liberamente il proprio pensiero, con parola, scritto ed ogni altro mezzo di diffusione: nella nostra Costituzione, la cosiddetta “Legge delle Leggi”,  l’avverbio sopra indicato,  è stato, invero, adoperato dai padri costituenti, al fine di conferire  maggiore verve e sostanza ad uno dei diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino.

La libertà di pensare, scrivere, dare spazio alle proprie emozioni, manifestando liberamente, la propria opinione, senza alcuna presunzione di assumere, deliberatamente, quest’ultima a teorema infallibile, rientra tra di diritti di ogni singolo individuo.

Ebbene, a Salerno, i diritti sembrano viaggiare sulla base del mero riconoscimento in virtù di  antipatie e/o simpatie: l’essere accondiscendenti, benevoli verso il “deus ex machina”, Claudio Lotito, vale un posto (anche qualcuno in più) in sala stampa, alla faccia di chi, pur avendone i requisiti giuridici e professionali, se ne sta con computer e taccuino al di fuori della Tribuna Stampa, pur di assolvere ad un proprio diritto-dovere di cronaca (sancito in tal modo dalla medesima Costituzione e non Sub Iudice).

Ed allora, non c’è da scandalizzarsi, sè all’esito della partita disputata al cospetto dell’Ischia IsolaVerde, il patron Lotito, per il solo fatto di esser stato contraddetto (trattasi di lesa maestà, reato tipizzato dal personale codice penale, redatto, personalmente, dal patron), dal giornalista del quotidiano SoloSalerno- “reo” di pensarla in modo differente rispetto al padre-padrone, in merito alla completezza dell’organico a disposizione di mister Menichini-,  abbia provveduto a far silurare lo spontaneo (forse fin troppo) collega,  negando a quest’ultimo l’accredito necessario per poter svolgere, semplicemente, la propria prestazione redazionale.

L’ennesima violenza “intellettuale”, l’ennesimo abuso di potere si consuma in tal modo ai danni di chi, proprio non vuole rassegnarsi a credere nella democrazia che per il patron è utile solo per dare maggior brio alle parti più basse del corpo umano (eufemismo).

Risultato: l”untore” della carta stampata è stato, di fatto, sottratto da quella poltrona sulla quale, è più giusto che si sieda uno pseudo-giornalista o aspirante praticante,  non avente diritto al posto ma a maggior ragione premiato per la propria accondiscendenza al potere, secondo la formula del “sì, signore”, confacente al regime e non ad uno stato in cui vige (o dovrebbe essere così), il diritto sacrosanto di pensarla, semplicemente, in modo differente da Lotito.

Ma tant’è, “ubi maior, Lotito cessat”: passano gli anni, ma il difetto di comunicazione da parte di chi rivendica senso di appartenenza alla categoria, risulta essere inferiore soltanto all’assenza di deontologia professionale (invero in possesso del collega “dissidente”, di lui ne siamo sicuri), che nessun buon acquisto o capacità manageriale potrà mai colmare.

 


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