Ettore Mendicino sta vivendo una stagione in cui il nero ed il bianco s’incrociano, alla stregua dei colori sociali dell’Ascoli, prossimo avversario dei granata.
Dapprima l’arrivo a Salerno, condizionato dal “tagliando”-per usare un espressione cara a patron Lotito-durato più del previsto.
Successivamente il recupero e la voglia di entrare per spaccare il mondo, con appena 60″ utili per prendere posizione in capo e siglare di testa contro il Catanzaro, una rete tanto spettacolare quanto decisiva, valsa l’1-1 in terra calabra.
Da ricordare e tramandare la rete siglata contro la capolista Frosinone, nel pantano dell’Arechi, sempre a tempo quasi scaduto:gioia per bellezza ed importanza del goal, sono valse una corsa sfrenata verso la Curva, per liberarsi da un incubo che sembrava essersi messo alle spalle.
Il ritorno, tuttavia è da ricordare, grazie ad Angelo Gregucci che dà fiducia all’attaccante ex Lazio fin dal primo minuto, venendo ripagato con un lob di pregevole fattura, su assist di Pasquale Foggia nel 3-0 con il Barletta.
E se in quel di l’Aquila, complice una deviazione di un difensore, la palla s’e’ stampata sul palo, Mercoledì scorso, invece, super “mendo” entrato a gara in corso, ha cercato e voluto la rete che e’ valsa la vittoria della semifinale d’andata.
Quel calcio di rigore trasformato sotto la curva, è stato l’ennesima liberazione stagionale, l’ulteriore segnale inequivocabile di non volersi arrendere ad un destino, viste le doti dell’attaccante granata, fin qui beffardo ed avaro di soddisfazioni.