Tecnico mediocre, squadra incompleta. Lotito-Fabiani come Totò e Peppino in quel di Milano

Nel calcio come nella vita c’è bisogno di quel famoso “quid”  in più per effettuare il decisivo passo in avanti, quel fatidico salto di qualità che fa spiccare definitivamente il volo.

Ebbene, la Salernitana ed in particolare il duo Mezzaroma- Lotito- due anni a questa parte, a scapito delle parole portate via dal vento- ha dimostrato di non voler superare l’asticella fermandosi a mezz’aria e restando come gli “ignavi”, sospesa nella mediocrità del campionato di Lega Pro.

Il primo indizio, invero, è stato cristallizzato nella passata stagione, allorquando mister  Gregucci- in una competizione anomala, spogliata delle retrocessioni-, alla guida di una squadra corretta in corsa dal subentrate Angelo Mariano Fabiani, subentrando a Stefano Sanderrà, riuscì a posizionarsi nell’ultima posizione utile dei play-off per poi soccombere senza colpo ferire al Frosinone di mister Stellone.

All’esito di un’annata sconcertante, mediocre e mortificante per i colori granata, la società è ripartita da Somma, salvo sconfessarsi dopo i primi 15 giorni di ritiro, effettuando dopo il “caso Perrone” il secondo cambio tecnico stagionale- prima ancora che il campionato avesse inizio-, sacrificando il trainer salernitano sull’altare delle idee balenate nella mente  di Igli Tare e del ds Fabiani.

Il resto è storia dei giorni nostri condizionata da un tecnico, Leonardo Menichini, ormai in confusione e sfiduciato dal direttore sportivo della Salernitana ma ancora una volta tenuto ben saldo sulla toda dalla nave da patron Lotito che di Igli Tare (suo adepto per eccellenza) si fida ad occhi chiusi.

Un ulteriore minestrone insipido nell’ennesimo calderone, ha determinato una pietanza insapore ed incolore, frutto di tanti compromessi e figlia di tanti cuochi, nessuno dei quali in grado di porre in essere la ricetta vincente.

Il mercato di riparazione ha, se possibile, depotenziato la squadra, lasciando in dote giocatori doppioni in ruoli già coperti senza colmare le lacune ancora in essere del difensore di fascia destra e dell’attaccante boa.

Dulcis in fundo, il ds Fabiani, reo di aver assecondato le vicissitudini di Menichini ( la proposizione dello  scambio Della Rocca- Negro sa di fantacalcio), s’è privato con eccessiva foga di centrocampisti di categoria ed utili alla causa come Giandonato (silurato dal tecnico di Ponsacco), Castiglia ( tra i migliori dei suoi in quel di Como) ed Alessandro Volpe,  finendo per ingaggiare  dall’ Empoli un giocatore esperto ma a corto di fiato quale Davide Moro.

La chicca finale, la chiosa sull’ incapacità della società di assecondare i desiderata del tecnico ( da tempo sfiduciato dal gruppo ma ugualmente in sella) è stata  rappresentata dalla trattativa per condurre all’ombra dell’Arechi l’attaccante del Latina Paolucci.

L’accordo con il possente centravanti in forza alla squadra di mister Iuliano è sfumato per la volontà della società di non accollarsi un anno in più di contratto rispetto alle richieste economiche del calciatore.

Tanto rumore per nulla: sul gong finale, Menichini non ha ricevuto il centrocampista, nè l’attaccante da tempo richiesto.

Il veleno nella coda di una campagna trasferimenti inconcludente, lascia il segno indelebile della volontà del club di non lottare ad armi pari con il Benevento (squadra completa e forte in ogni reparto) per accedere alla serie cadetta dalla porta principale.

Il mancato esonero di Menichini al termine del match con la Vigor Lamezia e l’immobilismo di Milano ( con Fabiani in vese di turista tra i box dell’Ata Quark), costituiscono degli inequivocabili indizi di colpa grave da imputare senza alcuna concessione di attenuanti ad  un club che vanta professionalità di serie superiore, ma al contempo risulta alquanto inaffidabile.

Il sacco vuoto proveniente da Milano, è l’ennesimo schiaffo sferrato ad una piazza in trepidante attesa, da parte di  una compagine societaria che da due anni a questa parte, dopo aver conseguito nelle serie minori e senza contendenti reali, la scalata nel calcio professionistico, risulta non essere in grado di effettuare il salto di qualità.

A tal punto, costituirebbe un obbligo per patron Lotito (sempre attivo in fase di taratura dell’applausometro sotto la curva sud), dare una risposta all’interrogativo che da due anni aleggia sull’Arechi: Quo vadis?

Per dirla alla Totò, ci sembra di vedere patron Lotito ed il ds Fabiani ( come nella famosa scena del film avente come protagonista il principe della risata), giungere alla stazione di Milano per poi formulare all’ausiliare al traffico,  onde raggiungere  il quartiere generale della campagna trasferimenti invernale, la seguente richiesta ”  vorremo sapere per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare”

Chissà se anche Paolucci avrà ricevuto a corredo della proposta contrattuale, una lettera da libro cuore dall’incipit “Veniamo noi con questa nostra a dirle una parola, che scusate se sono poche…”  con tanto di firma in calce a seguire i ringraziamenti di rito”salutandovi indistintamente, i nuovi Totò e Peppino della tragicommedia granata”

 


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