Ferrara, Del Piero un problema

“Non era tutta colpa mia”. Questo il verdetto che Ciro Ferrara emette al termine della disgraziata stagione juventina che lo ha visto protagonista fino all’esonero. In un’intervista alla Gazzetta dello Sport, il tecnico si sfoga e non usa la diplomazia: “I giocatori che si sono lamentati di me poi hanno fatto peggio: si vede che sono proprio asini. Del Piero è la storia, ma vuole giocare sempre ed è un problema. E Melo è supponente”
”Non ho alcun malanimo nei confronti della Juve e della sua gente – ha spiegato Ferrara al quotidiano milanese – Sedici grandi anni non si dimenticano per colpa di sei mesi. In settimana ho rescisso il contratto perche’ voglio tornare a lavorare come allenatore. Nei giorni seguenti all’esonero ho letto dichiarazioni che mi hanno ferito. I calciatori sono fatti cosi’, pero’ frasi come ‘adesso si’ che ci alleniamo bene’ o ‘Zac ci fa finalmente lavorare sulla tattica’, come se io non avessi passato ore sul campo a spiegare moduli e schemi”.

Ferrara, chiaramente, non si chiama fuori dal bilancio estremamente negativo dell’annata: ”In generale non voglio alibi, mi sento responsabile del fallimento. Nello specifico – sottolinea – l’ottimo inizio e la conseguente pioggia di elogi in quakche modo mi hanno fatto calare la tensione”. I toni di mister Ciro tornano estremamente diretti quando si parla di singoli, di uomini: “Dover dirigere alcuni amici e’ stato un problema. Ho sempre scelto con la testa e non con il cuore, non sempre sono stato capito. Del Piero vuole giocare sempre e questo a volte diventa un problema e lo sara’ anche il prossimo anno. Felipe Melo deve imparare a farsi volere bene dai compagni. E’ tutt’altro che un cattivo ragazzo, però la supponenza con la quale si allenava ha indispettito molti. E in campo questo si nota”. Belle parole, invece, per Diego: “Va assolutamente tenuto. E’ bravo e si allena con coscienza, ha bisogno di due punte che vadano in profondita’ perche’ il suo punto di forza e’ il lancio”.

Per quanto riguarda i colleghi, Ferrara rivela come in questi mesi sia passato anche dall’Inghilterra, dove è stato ospite di Alex Ferguson, Mancini e Ancelotti per studiare il lavoro dei loro club. “Carlo era reduce da una riunione con Abramovich – dove era stato criticato per essere troppo buono. “Poi però vinco, ha detto, e sono tutti contenti”. Aveva ragione. Mi viene da ridere quando leggo che il tecnico ideale deve essere fatto così e così. Puoi vincere usando il pelo sullo stomaco come Capello, o restando una persona fantastica come Ancelotti”. O, semplicemente, essendo José Mourinho: “Con me fu un vero signore al momento dell’esonero. Considerata la rivalità che c’è tra Inter e Juve, si può dire che la sensibilità sia venuta dalla persona meno attesa. Io credo che se ne sia andato perché l’Inter non è una squadra giovane. Se fosse rimasto avrebbe dovuto fare scelte difficili, tagliando giocatori ai quali e’ molto legato. E io so bene quanto sia complicato”.


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