Mi viene il magone a pensare che finalmente anch’io, nato a Napoli nel 1984 (anno dell’arrivo alle soglie del Vesuvio del più grande di sempre), possa finalmente assistere ad una gara che un miliardo di volte ho giocato alla play station.
Gara giocata contro chi sicuro di vincere sceglie il Liverpool, mentre io, da tifoso malato, scelgo sparato il mio Napoli, e puntualmente vinco esultando ad ogni gol, come se fossi allo stadio.
Questo alla Play Station, figuriamoci domani (che dopo vent’anni e passa, dopo anni a vedere filmati, dopo un’adolescenza passata a chiedere a chi ha vissuto dal vivo partite di questo calibro) posso anch’io finalmente emozionarmi come loro.
Vedere mio padre commosso quando in serie C, a casa vedevamo i filmati del Napoli di Maradona mi metteva una rabbia dentro incredibile, vedere la rassegnazione di chi mi ha trasmesso la passione per questa squadra mi dava una voglia di rivalsa indescrivibile.
Mi diceva ormai è difficile tornare come allora. Mi diceva, mi dispiace non poter condividere con voi certe emozioni, sarebbe stato più facile per voi tifare Inter, Juve o Milan.
Mentre io ed i miei fratelli orgogliosi e con la pelle d’oca gli rispondevamo fieri:
Primo e ultimo amore.
Ora a 26 anni, mi verrebbe di abbracciarlo e dirgli grazie per avermi fatto amare questa squadra, grazie perché è grazie a te se ho sofferto per anni, se ho vissuto una risalita da un fallimento ad una gara di questa portata. Grazie perché è grazie a te se so cosa significa vincere. Grazie perché è grazie a te se oggi mi sento migliore di chi nato a Napoli tifa Juve, Inter o Milan. Perché non sanno cosa significa soffrire, non sanno quanto è bello rinascere come la fenice e tornare grandi. Un ritorno palpabile, vissuto attimo per attimo, partita dopo partita. Da Napoli Cittadella a Napoli Liverpool, aspettando il Milan, che emozione.
Ma durante la partita se dovessimo andare in gol, altro che abbraccio, ci ritroveremmo sicuramente come racconta lui, in un’esplosione di gioia, sette otto sediolini più avanti.
Papà Ci siamo, eccoci qui. Godiamoci l’attimo, godiamoci la sfida. Godiamoci questo Napoli Liverpool.
Fiduciosi del nostro rendimento casalingo europeo, del nostro rendimento casalingo notturno, voglio rivivere, io come tutti i tifosi azzurri, le gioie delle grandi sfide contro le grandi d’Europa. (che per onore di cronaca riporto di seguito).
Poi arrivò nel secondo anno di Serie A dell’era De Laurentiis il successo per 3-2 contro il Benfica nella finale intertoto del 2008.
Adesso Napoli – Liverpool.
Gara come detto, sognata, agognata, conquistata sul campo lo scorso anno, a dispetto di tutti i torti arbitrali subiti, di tutte le arrabbiature vissute.
Gara che rende onore alla città, alla squadra, al nostro blasone.
E se il Liverpool non camminerà mai solo, posso solo dire che ‘o Surdat nnammurat lotterà sempre fino all’ultimo minuto.
Non voglio pronosticare una vittoria, non voglio pronosticare un andamento per questa partita, neanche lontanamente immaginare un canovaccio. Voglio solo godermi la gara, attimo per attimo, come mi spetta, come Ci spetta.
Consapevole di dover gettare il cuore oltre l’ostacolo, consapevole che Auriemma e Alvino torneranno a casa senza voce, consapevole che tutti noi tifosi torneremo a casa senza voce, consapevole che un grande sogno sta concretizzandosi sotto i nostri occhi, consapevole che il sogno di vedere il Napoli in Europa ormai è realtà.
Così come consapevoli dell’importanza della gara lo saranno i calciatori.
Penso a Paolo Cannavaro, che si ritroverà a vivere il sogno più grande che un calciatore tifoso del Napoli ha sempre sognato di vivere, proprio come capitò a Ciro Ferrara.
Anche oggi come allora (con le dovute proporzioni) c’è un funambolo argentino a devastare le difese avversarie, anche oggi c’è un tridente che fa sognare, anche oggi come allora c’è un difensore napoletano, anche oggi come allora un presidente ambizioso, anche oggi come allora uno stadio gremito con un pubblico in fermento. Anche oggi come allora la stesse note ad incitare la squadra:
Oje vita, oje vita mia…
oje core ‘e chistu core…
si stata ‘o primmo ammore…
e ‘o primmo e ll’ùrdemo sarraje pe’ me!!!