Viaggio nella storia.Si riparte dal 2004. Gregucci ai raggi x.

 Di Antonio Roma-Un ritorno a distanza di quasi dieci anni, da quell’ottobre 2004 quando l’allora diesse Imborgia lo chiamò al capezzale granata per dare una svolta per il dopo Amazzalorso, dopo la parentesi calabrese di Catanzaro di Marino. Era quella l’ultima Salernitana di Aliberti, con il primo rovinoso crack che si profilava all’orizzonte e che giunse puntuale a distanza di nove mesi, in pratica come un parto, con lo stesso Gregucci che aveva già chiuso il proprio compito salernitano approdando fra i giallorossi del Lecce. A distanza di un decennio di nuovo Salerno, con una Salernitana che, per certi versi, è la nipote di quella di allora riecco il tecnico tarantino che, come allora, arriverà con una solida ramazza per far pulizia nello spogliatoio. Allora era pronto a “sciacquare i cervelli”, con l’idea che potrà essere la stessa, magari riprendendo a fumare qualche sigaretta in più, soprattutto nel pre-gara. Nel frattempo, ha imparato ad essere diplomatico, aggiungendo qualche bugia in più, soprattutto su una squadra, la Salernitana, che ha già visionato in modo costante di recente, nelle gare contro Perugia, Lecce e in Coppa Italia con il Catanzaro, Gregucci ha già avuto modo di appuntare qualche peculiarità di questa formazione. Nel frattempo, la sensazione che il tempo si sia fermato, perché tra i visi noti il nuovo tecnico della Salernitana incontrerà quello di Gigi Genovese, oggi come allora, preparatore dei portieri granata. Ma non incrocerà Vincenzo Marino, che dieci anni fa gli fece da partner di una panchina che poche volte lo ha visto accomodare, aiutandolo fin dal primo allenamento sulle alture di San Cipriano Picentino. Una panchina che, però, restava spesso “orfana” di Gregucci, soprattutto in quella che fu la sua gara d’esordio, all’Arechi guarda caso, contro la corazzata Torino, una sua ex da giocatore, in una fredda serata d’ottobre, flagellata dalla pioggia. Novanta minuti che lo videro in piedi sotto la pioggia a gesticolare movimenti a Bombardini & Co. ed un direttore di gara, a richiamarlo a mantenere le distanze di regolamento dal rettangolo di gioco. Finì a reti bianche, col pari che servì a fermare una serie negativa di quattro sconfitte di file, senza mai una rete all’attivo. Con lui la Salernitana riuscì a viaggiare ad una media di 1,37 punti a gara, con 48 punti conquistati su 35 partite ed un ruolino di marcia di 12 vittorie, altrettanti pareggi ed 11 sconfitte, per quella che fu l’ultima avventura calcistica della fu Salernitana Sport Spa.


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