Arechi dote preziosa d’incassi. Salerno ha risposto presente. In società regna l’incertezza: Gregucci potrebbe non esser confermato
Nulla di nuovo sotto il sole: si resta sospesi nel limbo, tra gli ignavi, in attesa che patron Lotito si liberi dai propri impegni in casa “Lazio”.
La Salernitana può attendere, alla stregua di mister Gregucci, bacchettato dal patron in merito alla gestione dei cambi non effettuati per porre rimedio ad una gara che ancor prima della rete di Paganini si stava indirizzando dalla parte degli uomini di Stellone.
La gestione della squadra e le scelte tecniche del trainer granata nell’ultimo mese di una stagione ricca di contraddizioni non è andata giù a Claudio Lotito: il patron a caldo ha confermato il d.s. Fabiani, non è detto che faccia lo stesso per il condottiero della nave granata, chiamato in quel di Febbraio a condurre la nave nel porto della post-season.
All’orizzonte ci sarebbe una stagione da programmare, sfruttando la fuoriuscita anticipata dai play off per correggere gli errori madornali effettuati nell’attuale pre-campionato, pagati tutti a caro prezzo: tre allenatori a busta paga, squadra rivoluzionata a Gennaio, ben quattro direttori sportivi avvicendatisi su di una poltrona dirigenziale che scotta.
I tifosi, che hanno ancora una volta risposto presente, tramutando l’Arechi in una “dote” preziosa di presenze ed incassi da fare invidia a squadre di serie superiori, hanno soddisfatto le richieste del patron, che agli otto mila supporters presenti sulle gradinate dell’impianto di Via Allende, ha inottemperato all’impegno assunto di allestire una squadra competitiva.
Mezzaroma e Lotito sembrano ancora una volta viaggiare su due binari paralleli in merito alla conferma del trainer granata, sospeso tra un appuntamento fissato e già non rispettato per impegni improrogabili di Lotito.
Il mese di Maggio può rappresentare la panacea di tutti i mali, un vantaggio minimo sulle contendenti ancora impegnate nella lotta per un posto al sole, da sfruttare e non sprecare come accaduto appena un anno fa.
I comproprietari della Salernitana sono chiamati a effettuare delle scelte coerenti, in totale simbiosi, derogando dai compromessi “storici” che hanno determinato l’allestimento di un ibrido, specchio riflesso di una società incapace di programmare una stagione dal coefficiente di difficoltà di gran lunga inferiore a quella che è già alle porte.
Chi ha tempo, non aspetti tempo: il detto sembra esser ad hoc per chi ha dilapidato un bacino di nuova linfa, entusiasmo e mesi utili per allestire una compagine degna di tal nome.
Della squadra mediocre allestita, all’esito dei play off, ne resta ben poco, segno inequivocabile delle scelte occasionali effettuate dalla compagine societaria traslate sul rettangolo verde sull’onda delle contingenze del momento, quando le ore contate del mercato di riparazione avevano messo a nudo l’incapacità di ragionare a freddo sul tipo di squadra da allestire.
Il calcio insegna che le compagini migliori sono programmate ed allestite in Primavera e messe in campo a Giugno, non certo nel corso della stagione regolare.
La piazza resta in attesa, speranzosa che il tempo ancora a disposizione, costituisca questa volta un alleato e venga sfruttato a dovere per le prime ed inderogabili scelte: con o senza Gregucci, la Salernitana dovrà decidere cosa fare da grande, allontanandosi definitivamente dal limbo dell’isola e della “ferrari” che non c’e’.
Il futuro è oggi e solo nel presente, avuta contezza del recente passato, Salerno potrà per il secondo anno consecutivo comprendere fino in fondo se il proprio blasone e i desiderata corrispondano o meno ad un modello societario mostratosi funzionale e proficuo per primeggiare in assenza di contendenti, nei campionati di medio-basso profilo della già “vecchia” Lega Pro.
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