Tra dietrologie e rivendicazioni anti-Benevento, resta irrisolto il problema del….manico

ALL. Menichini Leonardo 10La famosa favola di Fedro, a Salerno, di questi tempi sta trovando sempre più estimatori.

Fermo restando i torti arbitrali subiti dalla Salernitana nel corso di questo campionato, il rischio è che la Volpe, piuttosto che concentrarsi sui problemi tattici e le scelte tecniche discutibili di mister Menichini, inconsciamente fossilizzi, in modo sterile, le proprie attenzioni sui benefici arbitrali ricevuti dalla diretta contendente al salto di categoria-alias Benevento- allontanandosi dall’unica, vera, vicenda che ad horas limita le prestazioni di Gori e compagni, ovvero l’allenatore.

Pensare, semplicisticamente, ad un disegno precostituito in favore del Benevento- secondo i più attenti osservatori, esponenzialmente evidenziato dal rigore assegnato a Campagnacci e dalle cosiddette espulsioni comminate ai giocatori del Foggia, in vista del prossimo turno di campionato che vedrà i sanniti, in anticipo rispetto ai granata, calcare lo “zaccheria”-, è esercizio mentale dannoso per la medesima squadra granata.

Pestrin e compagni, invero, sono costretti ad autogestirsi da inizio stagione, affidandosi ai lampi dei singoli, facendo voto affinchè il muro di Berlino eretto dinnanzi alla porta di super-Gori, possa reggere e  bastare a non capitolare.

La pochezza del gioco, l’incapacità di un organico che abbonda di imprevedibilità e tecnica in molti dei propri elementi, di tessere una manovra quanto meno fluida e pragmatica, costituiscono delle gravi diminutio colmate soltanto dalle prodezze di “San” Calil.

Da quattro anni a questa parte, chi non è vissuto su Marte, avrà potuto constatare che la politica societaria del club di via Allende sia stata indirizzata all’allestimento, indipendentemente dalla categoria, di squadre aventi in dote giocatori di serie superiore, lasciati alla mercè di tecnici sconosciuti o provenienti da una serie di esoneri consecutivi.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti con Lotito che all’ombra dell’Arechi ha scoperto di essere diventato un “mangia allenatori ” per eccellenza, addirittura nella fase del precampionato.

Tali scelte superficiali, dettate dalla regia di Ighli Tare ( uomo fidato di Lotito), hanno in alcune circostanze come nell’occasione, tarpato le ali a formazioni allestite per poter competere e primeggiare nel campionato di riferimento.

Ed allora, sarebbe utile e più produttivo che la piazza, l’opinione pubblica e tutte le componenti che ruotano attorno alla causa salernitana, invece di sprecare energie per carpire presunti programmi geo-politici anti granata, prestassero attenzione all’incapacità di Menichini di guidare un gruppo, limitato, quasi impaurito da un catenaccio ad oltranza, costretto ad affidarsi alle gemme preziose del fantasista Calil.

Il mercato, ormai in dirittura d’arrivo, dovrebbe ulteriormente rinforzare un organico che per scelte dello stesso tecnico granata, per altro avallate dal proprio mentore Tare, a breve potrebbe essere depotenziato con il trasferimento verso altri lidi di Maikol Negro, ennesimo giocatore sacrificato sull’altare del principio assolutistico della difesa ad oltranza.

Piuttosto che pensare a congetture sterili e fuorvianti, la Salernitana (che fa bene a protestare per i torti subiti), dovrebbe interrogarsi sulla risoluzione del problema “tecnico” che, il buon Calil, sta posticipando da due settimane a questa parte.

Domenica prossima, tuttavia, ci sarà il rederationem: a cinque partite dallo scontro diretto e con un – 2 dai sanniti che campeggia in classifica, la Salernitana sarà chiamata in caso di passo falso degli uomini di Brini allo Zaccheria, a scegliere il proprio destino e quello del tecnico di Ponsacco.

Con un pareggio o peggio ancora una sconfitta al cospetto della Vigor Lamezia, la panchina di Menichini sarà ribaltata, a maggiore ragione in caso di medesimo risultato dei sanniti in Puglia.

Dovesse, invece, il Benevento,  superare l’ostacolo rosso-nero a piè pari, un risultato differente dalla vittoria da parte dei granata, determinerebbe l’addio  scontato del tecnico di Ponsacco, con la Salernitana a quel punto distaccata di cinque lunghezze dalla capolista.

Dubbi, incertezze, possibilità che fanno pensare come il destino della Salernitana dovrebbe essere ( e così non è) tutt’altro che rivolto ai presunti “aiutini” arbitrali ricevuti dal Benevento.

Per dirla alla Lotito, come da quattro anni a questa parte è “solo”ed esclusivamente un problema di “manico”.  Appunto!