Qui “Lotito” e qui lo nego. L’indignazione di Frosinone e Carpi, nasconde la cenere che copre il fuoco dei campionati falsati da inottemperanze amministrative.

claudio lotito“Chi è senza peccato, scagli la prima pietra……”

Che Carpi e Frosinone possano in tandem lottare e perchè no, conseguire il sogno della massima serie, rappresenta una legittima ambizione che nessuno esponente del variegato mondo calcistico può fare naufragare.

Il contenuto delle prime intercettazioni telefoniche-risalenti al mese di Gennaio, ma stranamente trasferite sui giornali dallo zelante Iodice all’esito del match Salernitana- Ischia IsolaVerde- nascondono una guerra di potere ai vertici del calcio italiano in grado di ledere gli interessi di Salerno e dei propri tifosi che, in tale vicenda, ricoprono il ruolo di vittime e non carnefici.

Patron Lotito, votato dalla gran parte dei propri colleghi in sede di Consiglio Federale, ha rappresentato con modi poco ortodossi ( è evidente ed inconfutabile), il progetto da tempo immaginato dalla gran parte dei club di massima divisione, tendenti a ridurre il numero delle squadre di serie A, B e Lega Pro per mere vicissitudini economiche.

Il tempo degli investimenti onerosi, volti a far trasbordare i margini delle casse di tutte le società di calcio, è terminato da un pezzo.

La divisione della torta, in modo iniquo tra società di prima e seconda fascia, ha determinato in un periodo di recessione economica, la riduzione a zero degli investimenti da parte delle società medio piccole, nella grande parte dei casi, costrette per necessità di bilancio a sopravvivere nel massimo campionato di calcio italiano, trascurando per necessità il dato tecnico che resta imbarazzante.

L’ulteriore colpo di grazia inferto all’amorfo pallone è stato rappresentato dalla tessera del tifoso e dal cosiddetto “spezzatino”, clausola dal contenuto vessatorio imposta dalle emittenti private, ma che i club hanno dovuto accettare al fine di dividersi le briciole devolute dalla piattaforma televisiva (sempre più padrona del calcio in luogo delle istituzioni sportive) e da apporre alla strenua voce delle entrate in bilanci sempre più tristi ed asfittici.

In tali circostanze, capita che squadre, allestite con una seria programmazione,  cavalchino l’onda di una crisi che ha attanagliato i clubs più blasonati, proponendosi negli ultimi anni ai vertici del campionato italiano,  venendo, ugualmente, meno al rispetto di alcune peculiarità e requisiti che da regolamento risultano essere non sovvertibili ai fini dell’iscrizione ad una competizione agonistica.

Il caso “Sant’Elia” è solo un apri pista della  vicenda “impiantistica da gioco” che ha coinvolto Sassuolo ( retto tuttavia dal peso politico del presidente di Confindustria) e che un domani potrebbe riguardare lo stesso Carpi o il medesimo Frosinone, costrette a dilapidare risorse economiche-per l’assenza di uno stadio conforme alle normative in essere- al fine di migrare in altri impianti d’Italia, non senza gli improperi dei tifosi di “casa”.

Ed allora, piuttosto che soffermarsi sul contenuto burbero delle dichiarazioni di Lotito, il calcio italiano dovrebbe provare a riflettere e, possibilmente, risolvere, altre imminenti e più gravosi problemi che in corso d’opera rischiano di gravare sulla regolarità del campionato in corso.

Peccato, infatti, che nessuno si chieda-non ce ne vogliano il Carpi ed il Frosinone-quale sarà il futuro di clubs di Lega Pro (Barletta, Matera) in difficoltà economiche e non in grado-probabilmente- di portare a termine il campionato, con tutte le conseguenze del caso in materia di regolarità dello stesso.

Qualcuno, a Salerno, potrebbe obiettare che in quel di Barletta la squadra di Menichini, tempo addietro abbia disputato e perso la propria partita, ovvero, che i  giocatori del Catanzaro, aventi, già, la valigia pronta negli spogliatoi del Ceravolo, abbiano affrontato con la testa altrove la gara persa con il Benevento, squadra che contende la leadership ai granata, in una lotta  punto a punto.

Peccato, che nessuno abbia rappresentato come  le strumentalizzate dichiarazioni rese da patron Lotito, per effetto di una lotta al vertice del calcio, scevra da ogni contenuto, fomentata dal “nuovo/vecchio che avanza”,  siano state messe sulla bocca dello sportivo medio da un personaggio tutt’altro che sconosciuto agli organi di giustizia ordinaria e sportiva (qualcosa dovrà pure contare), pur di colpire le squadre gestite dal co-patron di Lazio e Salernitana.

Ed ancora, nessuno ha considerato che il mantenimento coatto della Salernitana in Lega Pro, potrebbe essere la panacea di tutti i mali per molte delle società di terza serie: in tal senso, si pensi alla percentuale di incassi che la società ospitante è tenuta a versare alla società ospitata: i piccoli centri, in tal senso, ringraziano ed incassano.

Vale la pena di ricordare, per i fautori della favola del più piccolo sottoposto al potere del più forte, il novero dei contributi federali ai quali le squadre in lotta per la vittoria del campionato in Lega Pro, decidono deliberatamente di  rinunciare ( dunque a completo appannaggio delle squadre cosiddette piccole), nonchè le  ulteriori voci attive da ascrivere al bilancio ( vedasi il 10 percento degli incassi da devolvere in favore della società ospitata), assunte ad ulteriore elemento di iniquità di trattamento economico a danno di società di vertice, costrette ad investire fior di quattrini, salvo trovarsi immischiate in campionati falsati da fallimenti in corso d’opera ed inadempimenti amministrativi da parte proprio di quei clubs,  beneficiari dei su citati sussidi economici garantiti dalla Lega di appartenenza.

Dulcis in fundo, nessuno si è preoccupato di soffermarsi sul cammino che, da tre anni a questa parte, ha determinato l’accesso dalla porta principale della Salernitana al calcio professionistico a  seguito della discesa negli inferi.

Alla stregua del “j’ accuse” sostenuto nei confronti  di Lotito, non s’è dato sfogo a tutto lo sdegno di rito che pure meriterebbe  la farsa delle riammissioni in Lega Pro in favore di medesime società beneficiarie (Avellino e Vicenza ne sanno qualcosa), nonchè l’allusione delle agevolazioni-dai più informati, già, conferite ai nastri di partenza alla squadra granata- per effetto del peso politico-specifico, assunto dal patron della Lazio in orbita Federale.

Come sempre e non solo nel calcio, in Italia ci si indigna sulle ovvietà, soffermandosi ad un’indagine superficiale del problema, omettendo, volutamente, di scavare fino alle radici dello stesso per timore di trovare il marcio.

Uno, nessuno e centomila, diceva Pirandello: Lotito, da questo punto di vista, la sua maschera l’ha tolta.

Chi è senza peccato, scagli la prima pietra….