E’ davvero un “Gustamendo”. “B”asta un giorno così per emergere dalla palude, sognando…

salernitana in gruppoPrendete un qualsiasi sportivo di una qualunque squadra di calcio, fatelo soffrire, disperare per 85^ minuti, salvo poi toccare il cielo con le punte delle dita, spruzzando entusiasmo e gioia da tutti i pori.

Di contro, mettetevi nei panni di chi per 85 minuti, sa di non meritarsi il risultato ancora in bilico, sperando che il trascorrere dei secondi fino alla fine, rappresenti un importante ed irrinunciabile alleato.

Nel calcio, al di là dei pur significativi numeri, esiste quel fattore che nessuno dei 22 in campo è in grado di determinare: alzi la mano chi all’85^ di una gara, intensa e scoppiettante, nonostante il terreno da gioco da terza categoria, pur con atto fideistico, abbia creduto ad una rimonta dei granata sul Benevento.

In appena dieci minuti, la Salernitana, quadrata, solida, razionale e sempre in palla, è riuscita a fare l’unica cosa che nonostante le idee ed il gioco, non le era riuscita nell’arco dei precedenti 85 minuti di gara:realizzare il novero delle palle goal create.

La squadra di Gregucci, punita da Negro, alla prima delle due occasioni da rete costruite dal Benevento nel corso della gara, ha avuto la capacità di non disunirsi, alzando il baricentro e provando, da squadra compatta, senza individualismi, a fare la partita, combattendo con la sfortuna e  la palude dell’Arechi.

Le conclusioni a giro di Mendicino e Mounard nel primo tempo, le occasioni a raffica nel secondo, fanno il palio con l’amarezza di doversi per forza di cose rassegnare ad un risultato stregato

“Tutto scorre” diceva Eraclito,  alla stregua del sangue ed il coraggio nel cuore dei giocatori granata: e così accade che dopo 85^ di resa incondizionata ed affidamento ai riti “vudù”, a vedere le streghe sia  proprio lo stregone per eccellenza, troppo fiero di sè nel non accorgersi dell’imbarazzo di Som a gestire un funambolico Foggia, lasciando dopo l’ennesimo fallo di frustrazione, anzitempo, il rettangolo verde:è il segnale che la magia nera, quella stessa che ha chiuso la porta di Baiocco, sia finita: La Salernitana ci crede e questa volta punisce, nel modo più epilettico possibile, producendo adrenalina allo stato puro.

La rete delle liberazione dallo stregone, giunge meritatissima quando, a cinque minuti dal termine,  Gustavo è lesto ad anticipare in uscita Baiocco, provocandone l’espulsione e l’assegnazione del calcio di rigore.

Dal dischetto, l’Ettore furioso contro la dea bendata, ha di fronte a sè un portiere d’eccezione, quel felice Evacuo, di solito abituato al contatto con la porta avversaria: il momento è solenne, così come il tiro di giustezza ed a mezz’altezza dell’attaccante, bravo a rompere l’incantesimo regnante sovrano sull’Arechi.

Raggiunto il pareggio, in extra-time, la Salernitana butta il cuore oltre l’ostacolo e  la stregoneria si tramuta in magia:la zampata vincente, non può che arrivare dal numero 17, l’esorcista per eccellenza, quel Gustavo che di castagne dal fuoco(Perrone, ne sa qualcosa) ne ha tolte anche ai predecessori di Gregucci, che a differenza di quest’ultimi ha dalla sua la  temerarietà.

La gioia è mista allo stupore di chi, avendo colpevolmente  lasciato prima del triplice fischio finale lo stadio, s’accorge sul televideo che il risultato è cambiato, degli stessi tifosi del Benevento e degli addetti ai lavori costretti a riformulare, ad un passo dall’invio, tabellino e marcatori.

D’altronde è carnevale ed ogni scherzo vale:nella palude dell’Arechi, basta un giorno così per alzarsi e continuare a sognare…