Salernitana, la grande bugia: Ecco a voi la “Ferrari” che non rende per quanto costa.
Di frasi campate per aria, gettate al vento, stereotipi prodotti in quantità industriale, alla stregua delle ovvietà, i tifosi della Salernitana ne hanno sentite nel corso della stagione.
Ieri, la farsa, dinnanzi ad una buona e di gran lunga più giovane Paganese, si è consumata all’ennesima potenza: altro che la gara con la Nocerina(nella quale, fermo restando gli infortuni simulati, la Salernitana non produsse un’azione degna di nota nei 20 minuti giocati), le dichiarazioni rilasciate dalla proprietà, nella persona di Marco Mezzaroma, all’esito della “vergogna” sportiva e della pochezza tecnica assoluta generatesi sul rettangolo verde, sono la prova lampante e lo specchio riflesso del tentativo ormai estremo di difendere le scelte scellerate del cognato Lotito, nell’allestire una squadra inidonea alla disputa di un campionato di Prima Divisione.
Composta da giocatori sul viale del tramonto o reduci da infortuni, senza curarsi del modulo o delle aspettative e dell’idea di gioco degli allenatori scelti dalla stessa proprietà, la Salernitana anche al cospetto della cenerentola del campionato, ha mostrato tutti i suoi limiti tecnici e tattici.
Dal 3-5-2 con due esterni incapaci di proporsi sul fondo e creare la superiorità numerica, passando per l’impiego di Mancini fuori ruolo, da mezz’ala destra prima e centrocampista centrale poi, salvo ricondurlo a metà ripresa nella posizione a lui ideale- che ha prodotto la rete del pareggio-si è passati al 4-4-2: la Salernitana ha dovuto per forza di cose cambiare più volte spartito tattico, per incapacità di trovare dopo 17 partite ufficiali, un modulo, un’idea di gioco su cui lavorare ed applicarsi.
La squadra è un ibrido, ostaggio dei continui ripensamenti e della confusione tattica di chi l’ha costruita, sfogliando l’almanacco “Panini” senza neppure chiedersi se il giocatore scelto fosse ancora utile per svolgere attività ludiche sotto il bel sole di Dubai piuttosto che a dare calci ad un pallone.
Ed ancora, gli ingaggi di Volpe ed Esposito, in un reparto mediano pieno di doppioni e giocatori fuori ruolo, che necessitava in tempi più brevi, semplicemente di una conferma dei vari Mancini e Perpetuini, perni della squadra che stravinse la Seconda Divisione appena un anno fa.
Risparmiare sugli ingaggi di due giocatori che nulla hanno dato alla Salernitana, in particolar modo sull’ex Lanciano, dato il successivo acquisto di Mancini che ricopre il medesimo ruolo, avrebbe significato potenziare in concreto la squadra, rinforzandola magari nel reparto difensivo, in cui l’ingaggio del sopravvalutato Siniscalchi si è rivelato un flop, con Luciani e Piva confermatisi giocatori dal futuro assicurato tra dilettanti e seconda divisione.
Fatta la diagnosi delle prime 17 partite, ben sintetizzata dalla gara con la Paganese, la prognosi resta ancora riservata dopo aver speso male e non tanto, così come la società vuol far credere, per giustificare il flop(che sarebbe ancora più grave, pagando giocatori come fuoriclasse, pur essendo mediocri) stagionale.
Difficile inquadrare il modulo più idoneo alla Salernitana, complesso il mercato di riparazione, che in antitesi con i tempi tecnici della società granata, dovrebbe assicurare al tecnico Perrone(se sarà ancora lui il responsabile della prima squadra), almeno tre rinforzi di qualità per la difficile trasferta di Lecce.
La Salernitana andava rinforzata non con le “figurine” ma attraverso l’ingaggio di calciatori esplicitamente richiesti da Perrone ed ampiamente alla portata , nonchè più funzionali alla categoria.
Grassi, Troiano, Blanchard, De Sousa, erano state le richieste non esose dell’ex Pescina:giocatori che nell’attuale campionato di Prima Divisione,fanno la differenza nelle squadre di appartenenza.
In tal senso si evince l’assenza di una progettazione da parte di una proprietà che deroga da quelle figure essenziali nel calcio per orchestrare e fare rendere al meglio una squadra, oggi abbandonata al proprio destino.
Ieri pomeriggio, nella desolazione dell’Arechi, a rappresentare la società c’era il solo presidente Mezzaroma.In settimana la squadra non ha un uomo di calcio, un dirigente in grado di rappresentare h24 la proprietà, con il quale dialogare, esporre le proprie esigenze o necessità.
Tutto è lasciato e risolto via cavo:fosse così facile fare il presidente, non ci sarebbe bisogno di Claudio Lotito da Roma….
- Scrittore e Blogger
