Addio Mourinho, re senza corona.

Josè Mourinho è senza dubbio uno tra gli allenatori più vincenti della storia del calcio, nato a Setubal nel 1963 in Portoallo, ha vinto ovunque egli sia stato, e proprio come un tornado ha portato insieme ai “tituli” anche discordia.
Oltre a dimostrarsi un grande tecnico si è dimostrato anche un fine conoscitore dei Media, con i quali ha spesso ingaggiato duelli che spostavano l’attenzione su di lui.
Lo Special One è davvero speciale, se analizziamo i numeri possiamo facilmente capire perchè è così richiesto e perchè viene pagato con cifre faraoniche.
Un vero re Mida della panchina, tutto ciò che allena diventa oro, o meglio, porta oro nelle casse delle società.

Nella sua carriera ha allenato il Barcellona B come allenatore in seconda prima di Robson e poi di Van Gaal, il quale nel 2000 gli da la possibilità di guidare il Barca nella finale di coppa Catalunya, vinta per 3-1 contro il Matero.
Il Porto, con cui ha vinto 2 scudetti, 1 coppa di Portogallo e 1 supercoppa di Portogallo.
Poi le vittorie internazionali, sempre con il Porto, vince prima la coppa Uefa, battendo il Celtic Glasgow, poi la Champions League battendo il Monaco.
Nel 2004 l’approdo al Chelsea di Abramovich che gli confeziona una sontuosa campagna acquisti.
Con i Blues Mou vince in 4 anni: 2 scudetti, 1 coppa d’Inghilterra, 2 coppe di lega Inglese, 1 Community Shield.
Nel 2008 l’approdo a Milano sponda nerazzurra, Mourinho si presenta subito alla stampa parlando di se in maniera goliardica, mettendo comunque le cose in chiaro, “non sono un pirla” disse, non lo è stato, e venuto ha vinto e se n’è andato.
In Italia il tecnico non ha vita facile però, la stampa gli è nemica, anche se vanno a braccetto, con Mou c’è sempre qualcosa da dire, lui calamita l’attenzione spostando il discorso su di lui, un vero esempio di comunicazione moderna, infatti l’Inter, tartassata dai giornali negli anni precedenti, con lui può lavorare tranquilla, lontano dai riflettori quando non si vince. o si vince senza convincere.
Il primo anno è subito vincente, 1 supercoppa italiana e uno scudetto.
Ma il presidente vuole di più, lo ha ingaggiato per vincere la Champions, e allora Mou rivoluziona tutto.
Il campionato 2008-2009 ha visto un Inter Ibra dipendente, con un solo gioco, palla a lui.
Nonostante gli acquisti di Quaresma e Mancini, pagati suon di milioni di euro, le due ali non convincono e finiscono in panca prima, in tribuna poi.
La stagiona 2009-2010, l’ultima, l’Inter si Rinnova, via Ibra al barca, per 30 milioni più Eto’o, con quei 30 milioni Mou chiede Thiago Motta e Milito dal Genoa e li ottiene, il Principe stupisce da anni per il suo fiuto del gol, lo spagnolo invece è rinato a Genova.
è l’anno buono.
Persa la supercoppa contro la Lazio, l’Inter ingrana subito la marcia in campionato, finisce la stagione tra le solite polemiche, questa volta con Mourinho in silenzio stampa.
L’inter vince tutto, coppa Italia, Campionato e Champions, prima squadra italiana a fare tripletta.

Tirando le somme Lo Special One lascia tanti bei ricordi, tanti bei trofei e tanti bei numeri. Analizziamoli.
In 2 anni all’inter:

  • 307 partite
  • 206 vittorie (67,1%)
  • 68 pareggi (22,15%)
  • 33 sconfitte (10,75%)
  • 541 gol fatti
  • 207 gol subiti

Numeri da Campione, numeri da Special One.

Sarà per questo che il presidente del Real Madrid lo ha voluto al Santiago Bernabeu, il tempio del calcio, il tempio dei campioni. Infatti dopo la campagna acquisti dell’ultima stagione il Real ha bisogno di un progetto tecnico che vada oltre i nomi altisonanti dei calciatori. Mourinho a Madrid troverà una squadra fortissima, Kaka, Benzema, Cristiano Ronaldo. Neanche servirebbe la punta.

Curiosità, il Real Madrid all’inizio della scorsa stagione cede Robben al Bayern Monaco e Sneijder all’Inter, per acquistare grandi campioni così davincere la Champions a Madrid, ma saranno proprio i due bocciati a giocarsela nel loro ex stadio.

Dunque un allenatore portento che ha fame di vittoria, va via per poter vincere altro con altri, dopo la champions con l’Inter ha dichiarato di voler essere il primo allenatore a vincere la massima competizione europea con tre squadre diverse.
In bocca al Lupo.